Numero zero

Mi sono avvicinato a “Numero zero”, l’ultimo romanzo di Umberto Eco, con una certa diffidenza, sebbene la base di partenza sembrasse interessante.
Il libro prende le mosse dalla descrizione della vita della redazione di un giornale nascente, del quale sono stati “ordinati” dall’editore alcuni numeri di prova, dei numeri zero appunto.
In realtà la redazione giornalistica è solo un pretesto per introdurre i personaggi principali (alcuni dei quali veramente monocromi e assai poco espressivi) nonché sviluppare il tema reale del libro: l’imbarbarimento culturale del paese finalizzato alla desensibilizzazione del paese da parte del potere.
In realtà anche l’argomento in sé è trattato maluccio, tra un direttore del giornale che puntualmente cassa ogni velleità giornalistica dei protagonisti e una lunghissima divagazione storica (interessante per carità, ma… e qui per evitare spoiler mi fermo, non me ne vogliate).
Alla fin della fiera non è un libro illeggibile, si lascia leggere in maniera scorrevole. Quello che manca alla fine è la vera finalità. Continuare a ribadire che siamo un popolo di beoti non aiuterà a scuotere alcuna coscienza.

Annunci

Il ritorno del biliardino

Biliardino

I miei ricordi più belli legati al biliardino risalgono a più di 20 anni fa.

C’era un baretto a Linosa, che dava sul porto. Una specie di casermone di cemento con un porticato dipinto di azzurro internamente ed esternamente. Giusto perché a Linosa i colori pastello sono la norma.
Erano i ruggenti anni 80, e il juke box (ebbene sì, c’era il JUKE BOX) suonava a getto continuo “Tarzan boy“. Con quel ritornello urlato che nelle orecchie di un bambino innocente aveva i toni dell’epicità.
Lì era tutto un rullare come non ci fosse un domani. Zero tecnica, nessuna logica. Semplicemente girare forsennatamente le manopole per far ruotare su se stessi i pupini.
Solo crescendo con gli amici si è imparato che

1) NON SI RULLA!!!
2) I bastoni possono essere spostati per far passare la palla tra i pupini dello stesso bastone!
3) NON SI RULLA!!!
4) Le salitine negli angoli possono essere delle grandi amiche o delle grandi infami!
5) NON SI RULLA!!!
6) NON SI RULLA!!!

E tante altre cose che ognuno di noi conosce.

Con l’arrivo dell’adolescenza il biliardino scompare. Probabilmente fagocitato da videogiochi e ragazze, il loro posto sembra sempre più relegato all’angolo meno usato di un locale. E oggi al tempo di internet si potrebbe pensare sia defunto del tutto.
E qui casca l’asino!

Incredibilmente qui a Palermo sembra sia esplosa la moda del biliardino. Praticamente ogni locale cittadino sembra avere trovato un angolo per mettere uno di questi tavoli con le barre e gli omini. E in effetti, esperienza personale, spesso e volentieri c’é da fare la fila per riuscire a fare un paio di partite.

Certo… è anche il segno dei tempi. Con la crisi economica, il calcio balilla è un divertimento a basso costo, ed è proprio questa la ragione per cui oggi quasi tutti i locali della movida palermitana non ne fanno a meno.

Non nascondo che io stesso da qualche mese ormai ho recuperato questa sana abitudine di una sessione di biliardino a settimana con gli amici. Ed ho riscontrato solo pregi nel ritorno di questo “classico da bar”. Tanto divertimento, staccare gli occhi dagli smartphone, ritornare a socializzare, a parlare, a ridere, a far nascere sfottò, coreografie e riti scaramantici di ogni tipo.

Insomma, il ritorno dei biliardini è qualcosa da non lasciarsi sfuggire.

Prendi l’arte e mettila da parte

Le premesse per un film piacevole c’erano tutte: cast di star Hollywoodiane (tra cui Bill Murray, attore che ultimamente ho trovato splendido), idea simpatica, opinioni positive sulle precedenti regie di Clooney.
Con la mia compagna di avventura prendiamo posto mentre ancora sullo schermo ci sono trailer di presentazione: “Noah” (ovvero un film su Noè. Se ne sentiva il bisogno?) e “Grand Budapest Hotel” di Wes Anderson. Quest’ultimo probabilmente meriterà la visione (anche se dopo questa cantonata sospetto di non essere più molto affidabile nella ricerca di film da vedere).

Arriva finalmente il momento del film.

Tutto procede veloce, con una linearità a dir poco imbarazzante. Da A a B, da B a C, e poi dritti verso D. Il binario è uno, non puoi sbagliare.
“Presidente, Hitler vuole rubare le opere d’arte!”
“Esticazzi, noi dobbiamo liberare l’Europa! (Semo merrigani buoni noi)”
“Ma presidente… e il David di Michelangelo?”
“… … …” (Silenzio e sguardo che significano “Ma sei totalmente sciroccato?”)
“Come faremo senza il sorriso della Monnalisa?”
“Vabbeh, senta… vada pure al fronte con chi vuole e faccia come crede… cavoli suoi”
“Grazie Mr President”

E così Clooney, con una facilità ed una semplicità imbarazzante, raccatta tutti i “Monuments men” e se li porta al fronte come se fosse una scampagnata a pasquetta.

Matt Damon in Team America

Matt Damon in Team America

Plauso agli attori e agli sceneggiatori. Le grandi star hollywoodiane pagate hopauradisaperequanto si esibiscono in una prova degna di “Un posto al sole”, con enorme nota di demerito alla scelta della coppia Murray-Balaban che non riescono a dare una spolverata di brio ai pochi momenti su di giri (e sottolineo “su di giri”, ché “divertimento” o “comicità” sono ben altro), nonché a Matt Damon, che offre una prova recitativa tale da preferirgli quella in Team America.
All’assenza di divertimento corrispondono, in compenso, scene patetiche e spesso e volentieri intrise di un “volemose bbene” che lascia basiti. Su tutte vorrei citare, senza parlarvene, il finale. Semplicemente se avete il coraggio di guardare questo film e di arrivare alla fine… ditemi come vi ha lasciato quell’ultima scena.
Davvero… vorrei conoscere gli sceneggiatori per capire cosa stavano facendo mentre scrivevano questo film.

Ricapitolando:
1) Attoroni che recitano in maniera mediocre
2) Sceneggiatura scritta coi piedi
3) Divertimento inesistente e patetismo a tutto spiano
4) Americanismo dilagante (questa l’ho dimenticata, ma credo sia abbastanza intrinseco nella storia stessa)

Insomma, mentre ve ne parlo il film è ancora nelle sale. Siete ancora in tempo a spendere meglio i vostri soldi e il vostro tempo.

Il primo post è sempre il più difficile (e pare non si scordi mai…)

Il blog è in vita da diverso tempo, ma non mi sono mai impegnato nel dargli vita. Un poco per altre incombenze, un poco per indolenza. Davvero, fossi un dio creatore i miei fedeli avrebbero smesso di essermi devoti dopo circa 5 minuti scarsi!
Eppure sapevo che prima o poi in qualche modo avrebbe preso vita. In qualche modo prima o poi avrei trovato le parole, anche solo di circostanza, per dare l’avvio a questo blog.
Molto spesso mi capita di fare riflessioni, pensieri, sfoghi che mi piacerebbe fissare in un quaderno. O qualcosa del genere… in fin dei conti un blog non è certo un quaderno, tutt’altro. Eppure il contesto virtuale e aperto mi da anche la possibilità di assecondare il mio desidero di confronto e di favorire la diffusione di informazioni e conoscenza.
E così nasce questo blog.
Come procederà e se la sua navigazione sarà sicura e senza intoppi o se si andrà a naufragare contro gli scogli di una vita gioiosamente precaria (e si noti la forte carica ironica del termine “gioiosamente”) come quella della mia generazione, a noi attualmente non è dato saperlo.
Spero solo vi risulti una lettura gradita e piacevole.

A presto!

Alex